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La legge per i Centri benessere

La legge sui centri benessere della Regione Emilia Romagna, Legge n.62/2008 del 12 febbraio 2008.
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La legge per i Centri benessere

La legge sui centri benessere della Regione Emilia Romagna

Legge n.62/2008 del 12 febbraio 2008

Così come è stato per le piscine, anche nella regolamentazione dei Centri
Benessere la regione Emilia Romagna è prima in Italia.

Con la Deliberazione Legislativa n. 62/2008, approvata il 12 febbraio 2008, l’Emilia Romagna si dota di uno strumento che regola la realizzazione e la gestione dei centri benessere presenti sul proprio territorio.
Viene affermata la definizione di "pratiche bio-naturali", fondate sui seguenti criteri:
a) approccio globale alla persona ed alla sua condizione;
b) miglioramento della qualità della vita, conseguibile anche mediante la stimolazione delle
risorse vitali della persona;
c) importanza dell’educazione a stili di vita salubri e rispettosi dell’ambiente;
d) non interferenza nel rapporto tra medici e pazienti ed astensione dal ricorso all’uso di
farmaci di qualsiasi tipo, in quanto estranei alla competenza degli operatori che esercitano
attività e pratiche bionaturali.
Nel campo di applicazione della legge rientrano anche i "Centri fitness e wellness",
intendendo con ciò: "Per “trattamenti fitness e wellness” si intendono le prestazioni ed i
trattamenti in cui si utilizzano combinazioni di tecniche di attività motoria per la buona
forma fisica della persona, praticate in terra od in acqua, anche tramite appositi attrezzi,
individualmente o collettivamente, con tecniche finalizzate al raggiungimento ed al
mantenimento del benessere, dell’equilibrio e dell’armonia psicofisica della persona.
ESERCIZIO DI PRATICHE ED ATTIVITA’ BIONATURALI ED ESERCIZIO
DELLE ATTIVITÀ DEI CENTRI BENESSERE
Deliberazione legislativa n. 62/2008
Approvata dall’Assemblea legislativa nella seduta antimeridiana del 12 febbraio 2008
Sommario
TITOLO I
PRATICHE ED ATTIVITÀ BIONATURALI
Art. 1 Finalità
Art. 2 Definizioni
Art. 3 Formazione
Art. 4 Comitato regionale per l’esercizio di pratiche ed attività bionaturali
Art. 5 Elenco regionale delle pratiche bionaturali
TITOLO II
CENTRI BENESSERE
Art. 6 Oggetto, finalità ed ambito di applicazione
Art. 7 Definizioni
Art. 8 Beauty farm
Art. 9 Requisiti soggettivi e professionali per l’apertura e la gestione del
Centro benessere
Art. 10 Requisiti strutturali ed organizzativi per l’apertura e la gestione del
Centro benessere
Art. 11 Adempimenti amministrativi per l’apertura del Centro benessere
Art. 12 Sanzioni
Art. 13 Disposizioni transitorie
Art. 14 Norma finanziaria
TITOLO I
PRATICHE ED ATTIVITÀ BIONATURALI
Art. 1
Finalità
1. La Regione Emilia-Romagna, nell’ambito delle attività di promozione e
conservazione della salute, del benessere e della migliore qualità della vita, ed
allo scopo di assicurare ai cittadini che intendono accedere a pratiche finalizzate
al raggiungimento del benessere un esercizio corretto e professionale delle
stesse, individua con la presente legge le attività, di seguito denominate ‘pratiche
bionaturali’.
Art. 2
Definizioni
1. Ai fini della presente legge si intende per pratiche ed attività bionaturali le
pratiche e le tecniche naturali, energetiche, psicosomatiche, artistiche e culturali
esercitate per favorire il raggiungimento, il miglioramento e la conservazione del
benessere globale della persona. Tali pratiche non si prefiggono la cura di
specifiche patologie, non sono riconducibili alle attività di cura e riabilitazione
fisica e psichica della popolazione erogate dal Servizio sanitario nazionale, né
alle attività connesse a qualunque prescrizione di dieta, né alle attività
disciplinate dalla legge regionale 4 agosto 1992, n. 32 (Norme di attuazione della
Legge 4 gennaio 1990, per la disciplina dell’attività di estetista). Le pratiche
bionaturali, nella loro diversità ed eterogeneità, sono fondate in particolare sui
seguenti criteri:
a) approccio globale alla persona ed alla sua condizione;
b) miglioramento della qualità della vita, conseguibile anche mediante la
stimolazione delle risorse vitali della persona;
c) importanza dell’educazione a stili di vita salubri e rispettosi dell’ambiente;
d) non interferenza nel rapporto tra medici e pazienti ed astensione dal ricorso
all’uso di farmaci di qualsiasi tipo, in quanto estranei alla competenza degli
operatori che esercitano attività e pratiche bionaturali.
2. Le pratiche bionaturali sono erogate dai soggetti in possesso di adeguata
preparazione professionale che promuovono il benessere ed il mantenimento in
salute della persona, intervenendo per favorire la piena e consapevole
assunzione di responsabilità di ciascun individuo in relazione al proprio stile di
vita, educando a stili di vita salubri, ad abitudini alimentari sane ed alla maggiore
consapevolezza dei propri comportamenti. L’operatore di pratiche bionaturali può
operare nei Centri benessere di cui al Titolo II della presente legge, in palestre,
centri fitness, centri estetici, strutture termali e di balneazione, nonchè in ambito
autonomo.
Art. 3
Formazione
1. All’esercizio delle pratiche ed attività bionaturali si accede mediante un
percorso di formazione individuato ai sensi della legge regionale 30 giugno 2003,
n. 12 (Norme per l’uguaglianza delle opportunità di accesso al sapere, per
ognuno e per tutto l’arco della vita, attraverso il rafforzamento dell’istruzione e
della formazione professionale, anche in integrazione tra loro) e dei successivi
provvedimenti attuativi.
Art. 4
Comitato regionale per l’esercizio di pratiche ed attività bionaturali
1. E’ istituito presso l’Assessorato alle attività produttive, sviluppo economico,
piano telematico, di concerto con l’Assessorato scuola, formazione professionale,
università, lavoro, pari opportunità e con l’Assessorato politiche per la salute, il
Comitato regionale per l’esercizio di pratiche ed attività bionaturali, di seguito
denominato ‘Comitato’. Il Comitato è organismo di consulenza della Giunta
regionale.
2. Il Comitato è nominato con decreto del Presidente della Giunta regionale, su
proposta dell’Assessore regionale alle attività produttive, sviluppo economico,
piano telematico, di concerto con l’Assessore regionale alla scuola, formazione
professionale, università, lavoro, pari opportunità e con l’Assessore regionale alle
politiche per la salute, ed è composto da:
a) il responsabile della Direzione generale attività produttive, commercio e
turismo, o suo delegato;
b) il responsabile della Direzione generale cultura, formazione e lavoro, o suo
delegato;
c) due rappresentanti nominati dagli organismi regionali delle associazioni dei
consumatori maggiormente rappresentative;
d) due rappresentanti nominati dagli organismi regionali maggiormente
rappresentativi degli artigiani;
e) tre esperti nelle pratiche ed attività bionaturali designati dalla Regione;
f) tre esperti designati di comune accordo dalle associazioni maggiormente
rappresentative, a livello nazionale e regionale, operanti nel settore.
3. Entro centottanta giorni dall’entrata in vigore della presente legge, la Giunta
regionale nomina il Comitato e ne disciplina le modalità di funzionamento.
4. Il Comitato, entro centottanta giorni dal suo insediamento, sentite le specifiche
associazioni di settore, propone alla Giunta regionale:
a) la definizione, ai fini dei successivi adempimenti, degli ambiti di attività
correlati alle pratiche bionaturali e, per ciascuno, le modalità di esercizio del
relativo percorso formativo;
b) la definizione dei criteri per l’accreditamento dei percorsi formativi per
l’esercizio delle attività utili alla creazione dell’elenco regionale delle pratiche
ed attività bionaturali;
c) i criteri di organizzazione dell’elenco regionale delle pratiche ed attività
bionaturali, di cui all’articolo 5, e le modalità di iscrizione alle relative sezioni;
d) i criteri di riconoscimento degli operatori che già svolgono l’attività sul
territorio regionale precedentemente all’entrata in vigore della presente
legge.
5. La Giunta regionale, sulla base delle proposte del Comitato formulate ai sensi
del comma 4, adotta una delibera regionale, sentita la competente Commissione
assembleare.
6. Il Comitato propone alla Giunta regionale la valutazione di nuovi inserimenti tra
le pratiche ed attività bionaturali già definite, esercita il monitoraggio sulle attività
del settore e tutte le altre funzioni assegnate dalla Giunta regionale nell’ambito
delle proprie competenze.
Art. 5
Elenco regionale delle pratiche bionaturali
1. Entro sessanta giorni dall’approvazione della deliberazione di cui al comma 5
dell’articolo 4, è istituito l’elenco regionale delle pratiche bionaturali. L’elenco è
tenuto presso la Giunta regionale e si articola nelle seguenti sezioni:
a) sezione delle scuole di formazione maggiormente rappresentative a livello
nazionale e regionale per operatori nelle pratiche ed attività bionaturali;
b) sezione degli operatori nelle pratiche bionaturali. La sezione è suddivisa in
sottosezioni relative ad ogni specializzazione.
2. Per l’iscrizione nella sezione delle scuole di cui al comma 1, lettera a), le
scuole devono dimostrare di aver svolto attività documentabile ed iniziative di
formazione teorico-pratica da almeno tre anni, in coerenza con i percorsi definiti
dal Comitato regionale per l’esercizio di pratiche bionaturali.
3. Alla sezione di cui al comma 1, lettera b), sono iscritti gli operatori in possesso
dell’attestato di qualifica rilasciato dalle scuole di cui al comma 2, compresi
coloro che, pur con un diverso ruolo professionale, svolgono pratiche ed attività
bionaturali.
4. In fase di prima applicazione della presente legge, e comunque per tre anni
dalla data della sua entrata in vigore, alla sezione dell’elenco regionale di cui al
comma 1, lettera b), possono essere iscritti gli operatori che, a fronte della
presentazione della documentazione richiesta dal Comitato, relativamente a titoli
e carriera, vengono considerati idonei all’esercizio dell’attività.
TITOLO II
CENTRI BENESSERE
Art. 6
Oggetto, finalità ed ambito di applicazione
1. La presente legge, nell’ambito dei principi di cui all’articolo 118, comma 1 della
Costituzione, nel rispetto della normativa comunitaria e delle disposizioni
legislative dello Stato in materia di professioni e di tutela della concorrenza,
disciplina l’esercizio delle attività dei Centri benessere, non allocati all’interno di
strutture ricettive alberghiere di cui alla legge regionale 28 luglio 2004, n. 16
(Disciplina delle strutture ricettive dirette all’ospitalità).
2. La presente legge persegue le seguenti finalità:
a) lo sviluppo e l’innovazione degli esercizi che a vario titolo svolgono attività
finalizzate al mantenimento ed al miglioramento dell’aspetto estetico e della
condizione psicofisica della persona;
b) l’armonizzazione e l’integrazione delle attività di estetica con altre discipline,
al fine di rendere un servizio completo e maggiormente qualificato al cliente;
c) la salvaguardia della salute e la sicurezza dei consumatori, attraverso la
qualificazione professionale degli addetti dei Centri benessere;
d) l’individuazione di strutture che offrano trattamenti diversificati, erogati da
personale in possesso di idonea e specifica professionalità, in ambienti dotati
di requisiti ed impianti adeguati, secondo le norme di tutela, igiene e
sicurezza sia degli operatori che dei clienti.
Art. 7
Definizioni
1. Per Centro benessere si intende una o più unità operative, anche fisicamente
distinte, ma funzionalmente connesse in un medesimo complesso aziendale,
gestite da un unico soggetto giuridico ed in possesso di specifici requisiti
strutturali, tecnologici ed organizzativi, in cui vengono effettuati trattamenti
estetici, nonché almeno una delle seguenti tipologie di attività o trattamenti:
a) fitness e wellness;
b) tecniche e pratiche bionaturali.
2. Per “trattamenti estetici” si intendono le prestazioni ed i trattamenti disciplinati
dalla legge 4 gennaio 1990, n. 1 (Disciplina dell’attività di estetista), finalizzati in
via esclusiva o prevalente a mantenere, migliorare e proteggere l’aspetto esteticodella persona.
3. Per “trattamenti fitness e wellness” si intendono le prestazioni ed i trattamenti
in cui si utilizzano combinazioni di tecniche di attività motoria per la buona forma
fisica della persona, praticate in terra od in acqua, anche tramite appositi attrezzi,
individualmente o collettivamente, con tecniche finalizzate al raggiungimento ed
al mantenimento del benessere, dell’equilibrio e dell’armonia psicofisica della
persona.
4. Per “trattamenti con tecniche bionaturali” si intendono le prestazioni in cui si
utilizzano tecniche naturali e bioenergetiche non eseguite con finalità sanitarie, di
cura e riabilitazione di patologie, ma esercitate per favorire il raggiungimento, il
miglioramento o la conservazione del benessere complessivo della persona,
come previsto all’articolo 2 della presente legge.
5. Nell’ambito del Centro benessere, nel rispetto della vigente normativa
nazionale e regionale, possono essere autorizzate attività cliniche ambulatoriali,
per trattamenti diagnostici e terapeutici orientati alla prevenzione ed al
trattamento di danni secondari e patologie influenzanti lo stato psicofisico od
estetico della persona, nonché prestazioni finalizzate al miglioramento
dell’aspetto estetico ed alla eliminazione medico-chirurgica di eventuali
inestetismi, operate obbligatoriamente e sotto la loro responsabilità, da personale
sanitario regolarmente iscritto all’ordine professionale ed in possesso di
adeguata specializzazione.
Art. 8
Beauty farm
1. Il Centro benessere, così come definito all’articolo 7, comma 1, può assumere
la denominazione di “beauty farm” esclusivamente qualora, in possesso dei
requisiti igienico-sanitari specifici, sia debitamente autorizzato e si avvalga di
medici, con una o più specializzazioni, abilitati alla erogazione delle prestazioni di
cui all’articolo 7, comma 5.
Art. 9
Requisiti soggettivi e professionali per l’apertura e la gestione
del Centro benessere
1. L’esercizio delle attività di cui all’articolo 7 è riservato a chi è in possesso dei
titoli professionali e di studio previsti dalle normative specifiche vigenti e dalla
presente legge.
2. Il riconoscimento di titoli professionali e di studio, attestati formativi e
certificazioni di competenza, maturati da operatori provenienti da altre regioni
italiane o da altri Stati sarà effettuato secondo quanto prevede la normativa
comunitaria, nazionale e regionale vigente.
Art. 10
Requisiti strutturali ed organizzativi per l’apertura e la gestione
del Centro benessere
1. L’Assessorato alle attività produttive, sviluppo economico, piano telematico,
sentito l’Assessorato alle politiche per la salute, definisce con apposito atto, da
emanarsi entro sei mesi dall’entrata in vigore della presente legge, le
caratteristiche minime di tipo strutturale, tecnologico ed organizzativo che devono
possedere i Centri benessere per essere autorizzati all’esercizio dell’attività, con
riferimento ai trattamenti, alle modalità di erogazione dei relativi servizi, alle
norme igieniche e di sicurezza, alle apparecchiature ed agli impianti ed ai
requisiti del personale addetto ai Centri stessi.
Art. 11
Adempimenti amministrativi per l’apertura del Centro benessere
1. L’attività del Centro benessere è intrapresa a seguito di dichiarazione d’inizio
d’attività inviata al Comune nel cui territorio è ubicata la struttura, ai sensi di
quanto previsto dal decreto legge 31 gennaio 2007, n. 7 in materia di tutela dei
consumatori, concorrenza e sviluppo di attività economiche, convertito, con
modificazioni, dalla legge 2 aprile 2007, n. 40.
2. Qualora nel Centro benessere sia previsto l’esercizio di attività cliniche
ambulatoriali, queste non potranno avere inizio se non ad avvenuto
conseguimento della relativa specifica autorizzazione sanitaria.
3. Il Comune e l’Azienda unità sanitaria locale esercitano l’attività di vigilanza e
controllo, verificano la sussistenza dei requisiti dichiarati, la veridicità delle
certificazioni e delle dichiarazioni prodotte e le condizioni di esercizio della
struttura.
Art. 12
Sanzioni
1. Oltre alle sanzioni previste dalle singole leggi che disciplinano le attività
esercitate nel Centro benessere, in caso di violazione delle norme della presente
legge, si applicano le seguenti sanzioni:
a) chiunque omette l’invio della dichiarazione di inizio attività del Centro
benessere, è soggetto ad una sanzione amministrativa pecuniaria da 10.000
a 15.000 euro. Il contravventore ha l’obbligo di regolarizzare la propria
posizione entro trenta giorni dalla contestazione;
b) chiunque gestisce un Centro benessere non corrispondente ai requisiti di
legge enunciati nella dichiarazione d’inizio attività, o consente che uno o più
trattamenti siano eseguiti da persone prive dei requisiti professionali richiesti,
è soggetto ad una sanzione amministrativa pecuniaria da 5.000 a 10.000
euro, con l’obbligo di regolarizzare la propria posizione in un tempo massimo
di trenta giorni dalla contestazione;
c) chiunque utilizza abusivamente la denominazione di Centro benessere
nell’insegna od in qualsiasi altra forma di pubblicità è soggetto ad una
sanzione amministrativa pecuniaria da 2.000 a 6.000 euro, nonché all’obbligo
di effettuare la rimozione di tutte le insegne e le pubblicità abusive.
Art. 13
Disposizioni transitorie
1. Le strutture esistenti ed operanti alla data di entrata in vigore della presente
legge che utilizzano la denominazione di Centro benessere, entro ventiquattro
mesi dalla data di pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione della
delibera di cui all’articolo 5, comma 1, sono tenute ad adeguarsi alle disposizioni
della presente legge e a presentare apposita dichiarazione d’inizio attività al
Comune.
Art. 14
Norma finanziaria
1. Agli eventuali oneri derivanti dall’attuazione della presente legge, la Regione
Emilia-Romagna fa fronte con i fondi annualmente stanziati nelle Unità
previsionali di base e relativi capitoli del bilancio regionale, apportando le
eventuali modificazioni che si rendessero necessarie, o mediante l’istituzione di
apposita Unità previsionale di base e relativo capitolo, dotati della necessaria
disponibilità ai sensi di quanto disposto dall’articolo 37 della legge regionale 15
novembre 2001, n. 40 (Ordinamento contabile della Regione Emilia-Romagna,
abrogazione delle l.r. 6 luglio 1977, n. 31 e 27 marzo 1972, n. 4).