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Riflessioni della NMG

Riflessione su alcune patologie del cane alla luce delle teorie della NMG, considerazioni informazioni utili sulla NMG.
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Riflessioni della NMG

Riflessione su alcune patologie del cane alla luce delle teorie della NMG.
di Gianni Tadolini (*) ed Elisa Santarelli (**)

Anche nelle scienze animali, come nella medicina umana, la malattia è stata considerata quasi sempre un evento infausto, una malignità, un’insufficienza o un difetto della natura, uno scivolare dell’ordine biologico verso il caos.

In questo studio abbiamo voluto rileggere alcune comuni, quanto gravi forme morbose del cane da un angolo di visuale radicalmente diverso da quello della veterinaria classica, adottando il paradigma che ci fornisce la Nuova Medicina Germanica (NMG) del discusso medico tedesco Ryke Geerd Hamer.

La NMG - in un certo senso - sostituisce il concetto di malattia con quello totalmente nuovo di “soluzione”. Nel lessico della NMG, volendo essere precisi, dovremmo parlare di “processo bifasico biologicamente sensato”: il termine “soluzione” è infatti incompleto in quanto si riferisce solo ad una parte della malattia. Il concetto di fondo, comunque, è che la malattia è il tentativo della natura di risolvere un trauma, uno shock inaspettato; quindi non sarebbe uno stato di disequilibrio, ma un processo di ricomposizione dell’armonia biologica.

Non è questa la sede per discutere quanto si possa accettare “sic et simpliciter” tale posizione. Noi - che preferiamo mantenere un atteggiamento se non altro “prudente” nei confronti della NMG - ci limiteremo ad osservare che, comunque si vedano le cose, la proposta della NMG svela nuovi orizzonti sulla natura delle malattie e fornisce risposte a quesiti eziopatogenetici a cui la medicina animale classica non aveva saputo rispondere.

Nella visione della Nuova Medicina, la malattia è un programma SBS (Speciale Biologico Sensato) attraverso il quale un organismo tende a riparare, recuperare, bilanciare - sulla linea di un ordine simbolico - il deficit, la crisi, il “dramma” biologico nel quale il vivente è incappato. Un esempio: un tumore proliferativo, come un adenocarcinoma, potrebbe rappresentare il tentativo di un organo di assumere dimensioni maggiori per esplicare con più incisività la propria funzione, oppure una struttura biologica accessoria in grado di riprodurre una funzione ghiandolare (adeno), al fine di secernere liquidi utili in quel determinato momento. In un adenocarcinoma dell’intestino crasso - sempre per star negli esempi - il tumore sarebbe un’insieme di cellule proliferanti atte a produrre succo digestivo. E’ possibile che nella vita dell’individuo sia avvenuto qualcosa che, al livello somatico, sia stato interpretato come “boccone indigesto”.

Se osserviamo il fenomeno nell’uomo, tenendo conto quindi della filogenesi umana, quando ancora gli esseri viventi non avevano realizzato alcuna dimensione psichica, ciò che poteva essere “indigesto” era inevitabilmente un boccone materiale. Questo arcaico meccanismo di reazione sarebbe comunque rimasto presente anche nelle specie che si sono evolute fino alla coscienza. In esse si avrebbero reazioni simili anche per bocconi indigesti puramente simbolici (una sgridata, uno sgarbo, una promozione mancata, un’imposizione ecc.).

Per il lettore non esperto di NMG ricordiamo che, secondo il Dr. Hamer, esistono cinque leggi biologiche fondamentali applicabili in eguale misura a tutti gli esseri viventi, dall’uomo, agli animali, alle piante. Citiamo le prime tre, in quanto indispensabili per la comprensione del nostro studio.

La prima legge afferma che all’origine del processo di malattia esiste sempre uno shock come fattore scatenante della malattia stessa. Tale evento - se ci coglie impreparati - si esprime come un conflitto di cui non troviamo la soluzione. E’ a questo punto che si innesca quello che Hamer stesso definisce il “Programma Speciale Biologico Sensato”, cioè il mettersi in moto, in diverse parti dell’organismo, di un processo bio-cellulare simbolico (in questa accezione il termine “simbolico” non esclude che il processo sia comunque organico e reale). Esso si esprime contemporaneamente a tre livelli: quello psichico, quello cerebrale, quello organico (la triade di Hamer: Psiche - Cervello - Organo).

Il principio cardine della seconda legge è invece l’ “andamento bifasico” della malattia, secondo cui tutte le malattie si svolgono secondo un percorso a due fasi: fase simpaticotonica - fase vagotonica. Nella prima, un lasso di tempo in cui perdura lo stato di conflittualità attiva, caratterizzato da attività simpatico-adrenergica, i sintomi tipici della malattia non appaiono, ma il cervello darà comunque determinati ordini, tra cui quello di “creare massa” (proliferazione cellulare) o di “scavare buchi”(necrosi cellulare). È solo in fase vagotonica (ipertonia parasimpatica) che si presenteranno i sintomi, ma qui - se il trauma originale è stato in qualche modo risolto - inizierà il processo di recupero e riparazione. L’organismo risponde alla formula latina: “post procellam quietem”.

Nella terza legge si sostiene che gli organi del corpo siano ripartiti funzionalmente secondo l’appartenenza ai tre foglietti embrionali di derivazione: endoderma, mesoderma ed ectoderma. Questi tre foglietti, che si formano nelle prime fasi di sviluppo dell’embrione, indicano una prima differenziazione dello stesso embrione nei diversi strati cellulari, dai quali successivamente si svilupperanno strutture, tessuti ed organi differenti:

- il foglietto embrionale più interno è l’ENDODERMA. Darà origine alle viscere, all’apparato respiratorio e quello digerente;
- dal foglietto intermedio, il MESODERMA, scaturiranno invece l’apparato circolatorio, la muscolatura e lo scheletro interno;
- l’ECTODERMA, l’ultimo dei tre foglietti, darà origine infine all’epidermide, al sistema nervoso e alle ossa dermiche (dermascheletro).

Riassumendo: al verificarsi di un trauma forte e inaspettato che colpisce le emozioni (o a volte allo scatenarsi di un conflitto interno) inizia un processo di malattia. Essa si presenta inizialmente con simpaticotonia: stress mentale e manifestazioni adrenergiche (insonnia, sensazione di freddo, aumento dell’attività cardiaca, stato di allerta ecc.). Successivamente, con il manifestarsi della fase propriamente sintomatologica e la conseguente “riparazione”, abbiamo la fase vagotonica, in cui tutto l’organismo cerca sostanzialmente riposo.
Essendo ogni struttura anatomica del corpo originata da uno dei tre foglietti embrionali, si possono classificare le malattie in base al foglietto di appartenenza dell’organo colpito. In questo modo si evidenzia che le malattie appartenenti allo stesso foglietto embrionale presentano caratteristiche simili (se non uguali) e sarà quindi possibile risalire al conflitto emotivo da cui la malattia è scaturita.

Quanto detto fino ad ora voleva avere il carattere di una premessa esplicativa (certamente non esaustiva) per poterci avvicinare al tema: la patologia del cane.
Le patologie di tipo non infettivo più comuni nell’animale (nel nostro caso parliamo appunto del cane) sembrano essere:

- il carcinoma osseo,
- il linfoma,
- il mastocitoma.

In generale i tumori che colpiscono il sistema scheletrico e originano dalle cellule che lo costituiscono sono una patologia attentamente studiata nel cane, vista la frequente incidenza con cui vengono diagnosticati.
Tra i vari tipi di tumori ossei, il cosiddetto osteosarcoma è la più comune neoplasia ad esito spesso infausto che si riscontra nei cani: rappresenta infatti l’80% di tutti i tumori ossei. Nelle razze canine colpisce prevalentemente gli esemplari di taglia grande ed i giganti (nei cani di grandi dimensioni il rischio di insorgenza dell’osteosarcoma è molte volte superiore a qualsiasi altra forma neoplastica), specialmente dai 7 anni in su, con una maggior incidenza tra i maschi.
Secondo la medicina veterinaria classica, l’eziopatogenesi di questa neoplasia è da ricercarsi nei fattori predisponenti, come ad esempio le anomalie scheletriche o la presenza di corpi estranei, le radiazioni ionizzanti, le infezioni virali, la componente genetica.

Nella Nuova Medicina, invece, la lettura della medicina classica deve venire rovesciata: non siamo più di fronte al solo livello della patologia d’organo, bensì in una prospettiva costituita da tre unità indissolubili che funzionano contemporaneamente: Psiche-Cervello-Organo. Così la malattia perde la sua vecchia identità di “guasto” o difetto ed acquista quella nuova di “parte integrante” di un programma “Speciale, Biologico e Sensato” della natura.

Se ammettiamo l’ipotesi che ogni patologia sia correlata ad un trauma, allora anche il carcinoma osseo dipenderà da un tipo di conflitto biologico specifico. In questo caso infatti (non dimentichiamo che è una patologia da ricondurre al foglietto embrionale intermedio) il contenuto del conflitto sarà sempre un sentimento di svalutazione, una perdita o un crollo dell’autostima.
Cosa può portare quindi al formarsi di un tumore osseo nel cane? Semplicemente una caduta dell’autostima, un conflitto di svalutazione. (Nota: siamo costretti ad utilizzare queste parole “antropologizzate” perché non disponiamo di un lessico più adeguato).

La caduta dell’autostima in un cane può essere causata da fattori che possono comunque essere riassunti nel vissuto di castrazione degli istinti. I comportamenti istintivi sono automatici ed innati, non sono frutto di apprendimento né di esperienze personali passate e spingono un essere vivente ad agire per realizzare un determinato obiettivo.
Gli istinti fondamentali di un cane sono:

- marcare,
- giocare,
- lavorare,
- accoppiarsi.

Privare il cane di uno dei suoi istinti potrebbe essere un evento traumatico potenzialmente causa di grave caduta dell’autostima e di sentimento di svalutazione.
In un cane maschio il blocco dell’istinto a coprire la femmina può essere determinato da vari fattori: la castrazione vera e propria, l’impossibilità a trovarla o l’impedimento determinato dalla volontà del padrone. In tutti i casi il sentimento di svalutazione del cane scaturisce dal non poter portare a compimento un proprio bisogno (o compito).

Il linfoma è un tumore che origina dalle ghiandole linfatiche (o linfonodi), cellule contenute nei tessuti di tutto il corpo che hanno il compito di difendere l’organismo dagli agenti esterni o interni in grado di alterare l’omeostasi di organi e apparati. Questa neoplasia è la più comune tra quelle che si riscontrano nel sistema emopoietico del cane ed è paragonabile al “linfoma non-Hodgkin” dell’uomo (un gruppo eterogeneo di tumori che può derivare sia dalle ghiandole linfatiche che da alcuni organi interni).
Solitamente vengono colpiti più frequentemente cani di mezza età - tra i 6 e i 9 anni - e l’elevata frequenza in determinate razze (Boxer, Scottish Terrier, Bassethound, Chowchow, Pastore Tedesco, Barboncino, San Bernardo, Bulldog, Beagle e Golden Retriever) suggerirebbe, secondo la veterinaria classica, una disposizione genetica.
Anche il linfoma, come l’osteosarcoma, è una patologia da ricondursi al foglietto embrionale intermedio: il mesoderma (più precisamente il mesoderma recente). Il principale conflitto collegato a questo foglietto embrionale sembra essere il conflitto di “non sentirsi adeguati”, di non riuscire, di non farcela. Siamo quindi ancora davanti ad un conflitto di autosvalutazione, ed i linfonodi, come nel caso precedente delle ossa, vanno incontro a necrosi.
La necrosi dell’osteocita o del linfonodo dovrebbe avvenire in fase di conflitto attivo: potremmo dire che simbolicamente il tessuto “cede”, minato, ferito, dal sentimento di inadeguatezza e svalutazione. Ma se il conflitto si risolve avremo presto una fase di riparazione in cui la necrosi viene appunto “riparata” da una qualche forma cicatriziale o proliferativa del tessuto. Se tramite reperto radiografico dovessimo notare nell’animale segni cicatriziali, di indurimento o ingrossamento dei tessuti è probabile che il conflitto sia stato superato e che il cane stia progredendo verso una naturale risoluzione della patologia.

Sottoporre l’animale ad una chemioterapia in fase di riparazione potrebbe essere nefasto, in quanto il trattamento antiblastico tende a distruggere ciò che la natura vorrebbe riedificare. Ogni evento di indurimento e proliferazione ha il senso biologico di “rinforzare”, quindi non andrebbe ostacolato.

Altra patologia, che rappresenta il 6% di tutti i tumori riscontrati nel cane, e tra l’11% e il 27% delle neoplasie cutanee, è il cosiddetto mastocitoma. Il termine mastocitosi fa riferimento all’anormale proliferazione dei “mastociti” (cellule presenti nel tessuto connettivo) in vari organi. Questa neoplasia - che interessa per lo più la cute e ancor di più il sottocute nelle fasce propriamente connettivali - può essere ricondotta al più esterno dei foglietti embrionali: l’ectoderma. I conflitti psicobiologi correlati alle patologie derivate dall’ectoderma sono il conflitto di separazione e la lotta per il territorio.

Se accettiamo l’idea che le malattie appartenenti allo stesso foglietto embrionale riportino pressoché caratteristiche comuni, allora giungiamo alla conclusione che il mastocitoma sia dovuto alla perdita improvvisa di contatto corporeo o di relazione con una figura significativa.
Qual è il conflitto da separazione che può subire un cane? Come sappiamo il cane è un animale sociale, che tende a consolidare i legami con i membri della propria specie e - in ambiente domestico - con i propri padroni. L’ansia da separazione può quindi scaturire sia verso la madre, che nei confronti dell’essere umano di riferimento, di solito vissuto come capobranco (filogeneticamente il cane è un animale da branco).
È ormai scientificamente e statisticamente accertato che lo svezzamento precoce, quindi un distacco prematuro dalla madre (prima del secondo mese di vita) rischia di inficiare seriamente il processo psicologico di crescita dell’animale. I primi due mesi di vita del cucciolo sono infatti fondamentali per lo sviluppo e devono essere gestiti soprattutto dalla madre biologica. L’uomo dovrebbe svolgere solamente una funzione ausiliaria. Una precoce separazione sembra favorire lo sviluppo di fobie, aggressività ed incapacità di controllo del morso, oltre che a deficit di tipo cognitivo.
E’ noto che il cane tende a ricercare costantemente l’attenzione dei suoi proprietari, specialmente quella di colui con cui ha instaurato un rapporto particolare (padrone-capobranco). È per questo che, nel momento della separazione dal padrone - anche solo per poche ore - il cane ricorre ad una serie di comportamenti tendenzialmente rumorosi, distruttivi ed iperattivi: abbaiare insistentemente, distruggere oggetti, porte, divani ed indumenti; a volte defecare ed urinare per casa. Tutti questi comportamenti hanno un significato biopsicologico: dall’attirare l’attenzione allo scaricare l’ansia in eccesso.

Le patologie del mastocita possono essere lette come anomalie biologicamente sensate del comportamento cutaneo e del tessuto connettivo. Il termine “mastocitoma” è generico ed eccessivamente omnicomprensivo. In realtà l’evoluzione patologica del mastocita comprende situazioni infiammatorie, necrotiche e proliferative, probabilmente legate al tipo di conflitto e al tipo di fase (simpaticotonica o vagotonica) che l’animale sta attraversando.
Certamente il senso del tessuto connettivo è quello di “legare”, “tenere assieme”, appunto, connettere.
Se prendiamo un cucciolo, ad esempio, colpito da angoscia d’abbandono, probabilmente avremo - nel tessuto di derivazione ectodermica dell’animale - in fase di conflitto attivo un processo necrotico; in fase di riparazione (ad avvenuta risoluzione del conflitto) un indurimento cicatriziale o una iperproliferazione del mastocita, quasi che la cellula tentasse di aumentare la sua potenza e la sua funzione di servizio al tessuto.

Proviamo a riassumere alcuni passaggi:

1. Il cucciolo viene rapidamente separato dalla madre o dal padrone. La sua cute ricerca bramosamente il contatto. Il mastocita attiva i leucotrieni che contraggono la muscolatura. Si ha una vasodilatazione cutanea con la liberazione di interleuchine e altre sostanze chemiotattiche. Il senso biologico di questi movimenti biochimici è “portare al massimo la sensibilità cutanea per ricercare tutti i contatti possibili”.

2. Se il conflitto di separazione permane il mastocita “cede” e necrotizza. L’animale si spegne, come le sue cellule connettivali: tende ad essere biologicamente “eliminato”, in quanto non più in grado di essere nutrito, scaldato, protetto: il fine naturale di un cucciolo abbandonato è la morte.


3. Se il conflitto viene superato il mastocita si rivitalizza, viene riparata l’eventuale necrosi, si ha proliferazione o indurimento: la cellula tenta di aumentare il suo volume e la sua potenza funzionale. Il significato bio-simbolico è che il tessuto connettivale - che può essere inteso come una parte membranosa dell’organismo che organizza, racchiude e connette il Sé somatopsichico - si rinforza per aiutare il cucciolo nella sua lotta per la sopravvivenza.

Probabilmente la sintomatologia più eclatante (quella che preoccupa maggiormente il veterinario) si ha in fase di riparazione: sono palpabili, sotto il mantello, masserelle cutanee-connettivali, gofie e dolenti corrispondenti ai numerosi mastociti, e l’animale viene considerato “ammalato”. Queste proliferazioni neoplastiche vengono considerate qualcosa di “maligno” e invasivo che distruggerà l’animale. In realtà la cute del cucciolo ed il tessuto connettivo stanno compiendo una lotta per la vita: se sarà vittoriosa vedremo l’animale uscire dal simbolico combattimento rinforzato, altrimenti osserveremo il graduale deterioramento fino alla morte.
I mastociti ingrossati, se l’animale sopravvive, riprenderanno man mano la propria dimensione originaria, a volte anche attraverso l’ausilio di micobatteri che “riducono” la massa o addirittura attraverso una infezione necrotizzante da bacillo di Cock.

Certamente questo processo non è privo di inconvenienti - chi scrive non ha l’ottimismo terapeutico che si coglie nei trattati del Dr. Hamer - per cui le probabilità che l’animale non sopravviva alle varie fasi è abbastanza elevata, soprattutto perché il “paziente”, il più delle volte, arriva al momento della “riparazione” biologica molto defedato.

Il veterinario di formazione classica, solitamente, non possiede una visione allargata, olistica, quindi psicosomatica. Di conseguenza “attacca” farmacologicamente o chirurgicamente la sintomatologia, senza coglierne il significato simbolico. Non stiamo qui criticando l’intervento farmacologico, né quello chirurgico, tuttavia ci piace osservare come ciascuna della fasi della malattia possa essere inquadrata al di dentro di un significato biologico, meglio psicobiologico.

Forse abbiamo bisogno di pensare che la natura è meno “matrigna” e più madre e allora ci sforziamo di trovare il senso positivo del suo agire. Ma le nostre (e anche quelle del Dr. Hamer) restano solo affascinanti ipotesi di cui non possiamo che auspicarne la verifica scientifica: per ora dobbiamo inchinarci e rispettosamente tacere di fronte al mistero della natura, della vita e della morte.
“Ci sono più cose in cielo e in terra - Orazio - che in tutta la nostra filosofia” (Shakespeare - Amleto, atto IV).



(*) Gianni Tadolini - psicologo, direttore del Gruppo P.A.C. - Psicologia Animale Comparata - Ordinario AISAL (Associazione Italiana per le Scienze degli Animali da Laboratorio). Tadolini, che si occupa da molti anni di psicologia animale, soprattutto nel contesto di laboratorio, si è accostato alle teorie del Dr. Hamer tramite gli amici del gruppo italiano A.L.B.A. Si mantiene tuttavia ad una certa, prudente distanza dalle teorie del medico tedesco - psicoanimale.splinder.com

"Il Dr. Tadolini, essendo uno psicologo-ricercatore - e non un medico-veterinario - non fornisce alcun consiglio clinico ai proprietari di animali ammalati. E' pertanto superfluo prendere contatti con l'autore dell'articolo se non per motivi d'interesse strettamente scientifico".

(**) Elisa Santarelli - psicologa in tirocinio presso il Gruppo P.A.C.


Gruppo P.A.C. – Psicologia Animale Comparata
Piazza del Carmine, 7 - 47100 Forlì