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Subacquea: La Ricerca dell'Anima

La ricerca - dell’anima - giustifica i rischi di cercarla in ogni luogo? Tante risposte possono essere date a questa domanda, leggi l'articolo su Sale Salute Benessere.
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Subacquea: La Ricerca dell'Anima

Tante risposte possono essere date a questa domanda che spinge l’uomo, la sua mente e il suo cuore alla ricerca continua ed infinita.

Ognuno di noi in questa propria ricerca, intima da una parte, ma che appartiene poi all’umanità, può scegliere un luogo definito, tangibile e viverlo quindi come metafora della propria vita. L’acqua è il liquido archetipico rappresentante l’inconscio ma simboleggia anche la Madre, la Donna, l’Eterno Femminino. Osserviamo, infatti, che il mondo = (terra, vita cosciente) è uscito dall’abisso dell’acqua (abisso dell’Inconscio). Nello stesso senso la vita cosciente (il bambino) è uscita dalle "acque materne" (l’Inconscio ancora), rappresentando con questo la Vita.

Subacquea la Ricerca dell'AnimaMa " nel simbolismo della Madre" il voler tornare all’"acqua", rientrare in pratica alla sicurezza del ventre materno per ritrovarvi il calore, l’incoscienza perfetta che si conosceva allo stato fetale può rappresentare la Morte.

Questo brevissimo e semplicistico cenno ai significati psicoanalitici dell’acqua serve a spiegare il perché di tanta attenzione e fascino che questo elemento ha suscitato nella vita emotiva, nei sogni notturni, nei miti, nelle leggende dell’uomo.

In quest’ottica l’analisi d’alcuni miti che riguardano la profondità del mare, può spiegarci il desiderio dell’uomo di scendere sempre più in profondità e il bisogno di comprendere le emozioni ad esso legate -(Vedi relazione "Sindrome di Icaro: psicodinamica dell’immersione profonda di S. Capodieci).

Dall’incontro di "anime" nasce il progetto una ricerca più profonda che spieghi il significato dell’esperienza subacquea e capire o almeno tentare di farlo, perché il mare può diventare "luogo dell’anima".

La psicologia dell’immersione fino a questo momento segue due filoni. Uno psicanalitico che, tra le varie valutazioni, individua nella ricerca del rischio, nel forzare i propri limiti, un’inconscia ricerca di morte o riflettere un’angoscia pre-edipica di castrazione o conflitti edipici non risolti.

Pensiero razionale e impulsi possono scontrarsi quindi generando o facendo esplodere patologia o impegnarsi al contrario per evitarla.

L’altro filone è quello della psicologia umanistica e delle dinamiche motivazionali.

Alla luce di questa lettura il comportamento dell’uomo che esplora gli abissi si può collocare ai diversi livelli della piramide di Maslow soddisfacendo, cioè quei bisogni che vanno da quello della necessità di rifugio, di pace, passando per quello dell’appartenenza e finendo a quello di mettere in atto le proprie facoltà, esprimere la propria creatività, oltrepassare i propri limiti.

L’esperienza subacquea, quando viene attraversata la linea che segna il confine tra terra e acqua, può diventare un’esperienza a fortissima valenza emozionale. E’ varcato un confine reale diverso da qualsiasi altro confine di tipo metaforico, tra dimensione reale e virtuale, tra somatico e psichico.

Può avvenire che l’assoluta specificità del mondo sottomarino faccia sì che si viva l’immersione come "esperienza di vita parallela"- (Antonelli F. 1975). Proprio per il fatto di verificarsi in un luogo totalmente "altro" l’immersione soddisferebbe bisogni che originano da vissuti di tipo carenziale spiegabili dallo stato di tensione nato da difficoltà reali quindi utilizzata come meccanismo di difesa. Diversamente l’immersione, attivando una psicodinamica personale diversa da quella che regola la vita ordinaria, può diventare liberatoria. In questo caso, come si può evidenziare leggendo l’interessante materiale prodotto da una subacquea, sembra quasi che si attivino dei sensori interni che parlano della e alla sua anima. Si attiva qualcosa di simile ad una lente d’ingrandimento che amplifica, già prima del tuffo nel liquido, la percezione di ciò che sta attorno a lei permettendole così di coglierne ogni particolare. Quando il liquido l’avvolge la realtà di quest’elemento diventa primaria e la fisicità si perde a favore del linguaggio silenzioso dell’anima. Si sviluppa un nuovo senso d’appartenenza, che non è quello terrestre, ma al nuovo elemento (acqua) sentito come benefico, purificatore, equilibrante, vivificante.

Si apre un muto dialogo tra mente e cuore permettendole di toccare le parti più profonde di sé.

Forse allora è da chiedersi se il bisogno dell’andare sempre più giù di molti subacquei, superando limiti ritenuti invalicabili, non sia anche il bisogno di restare sempre più in contatto con se stessi o scoprire parti inconsce e profonde.

Si può ipotizzare che l’immergersi sia un inconscio desiderio di ritrovare l’ambiente liquido della vita intrauterina ma anche di ritrovare il contatto con i nostri primordiali antenati pesci.

Questi e altri mille quesiti possono svilupparsi e molti sono attualmente all’attenzione di diversi autori. Come si può evidenziare da questo insieme, stringato, di concetti appena accennati l’orizzonte della ricerca è veramente ampissimo. Se vogliamo usare una metafora attinente potremmo dire: " un mare da scoprire"…. .

Enzo Maiorca dice: "…. ci insegnò che anche il Mare non era il mondo del silenzio come molti avevano cominciato a definirlo, bensì un mondo percorso da urla mentali che non si percepiscono con le orecchie ma con il cuore e mente dell’uomo."

La risposta alla domanda iniziale non può non essere allora che una….



fonte:psichomedia.it