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Benessere e Analisi Transazionale

Nati per Vincere di M. James - D. Jongeward, Il libro tratta principalmente il tema dell’Analisi Transazionale e propone attraverso esercizi Gelstaltici una chiusura dei”buchi” di personalità che la storia di vita, nel periodo iniziale ha provocato.
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Benessere e Analisi Transazionale

Il libro tratta principalmente il tema dell’Analisi Transazionale e propone attraverso esercizi Gelstaltici una chiusura dei”buchi” di personalità che la storia di vita, nel periodo iniziale ha provocato. I giorni della decisione nel periodo dell’infanzia, danno al bambino una strada da Vincente o da Perdente e da quel momento parte il suo Copione.

Attraverso l’Analisi Transazionale l’uomo ha la possibilità di riprendere in mano se stesso e cambiare i vecchi e sicuri modelli di comportamento inventandosi, secondo i propri desideri ciò che è più congeniale per migliorare la propria esistenza. Le transazioni si suddividono in complementari, incrociate e ulteriori. Solo le prime sono congruenti.

La Gestalt con i suoi metodi cerca di ricomporre gli stati disfunzionali che hanno determinato il cammino di ogni essere umano. I Copioni denotano la ripetitività comportamentale che si assume ed i Giochi la mancanza di fantasia. Essere consapevoli della propria unicità significa che ognuno ha la capacità di pensare e di utilizzare le migliori strategie per crearsi il suo stato di benessere esistenziale. Essere Vincenti significa essere autentici e vivere la vita con questo spirito. Non è facile essere Vincenti e di Vincenti puri forse si sono perse le tracce.

E’ molto più facile essere Perdenti soprattutto in un contesto sociale composto perlopiù da Perdenti, e per il principio della similitudine se la massa è così allora vuol dire che va bene e ci si adegua. Essere se stessi significa anche rispettare gli altri ma non sottomettersi, ideologicamente parlando. Un Vincente si assume la responsabilità e dipende solo da se stesso. Il Vincente vive la vita, ama il proprio lavoro, le persone, la natura, il sesso e il cibo. Si gode la vita e il proprio successo senza essere invidioso della vita altrui.

Il Vincente così come l’Assertivo, non diviene sicuro di se prevaricando gli altri, anzi il rispetto per le persone è una sua prerogativa, ma non si propone di perdere. Il Vincente pensa con la sua testa anche se ascolta gli altri ma alla fine, decide lui.

Il Vincente non dipende da nessuno, solo da se stesso. Per il Vincente il tempo è prezioso quindi non lo sciupa e vive nel “qui ed ora”. Essere rivolti troppo nel passato o proiettati nel futuro non permette di vivere consapevolmente il presente. Il Vincente conosce i suoi limiti e le sue emozioni ma impara a non averne paura. E’ capace di amare ed essere amato. Affronta i problemi del mondo e si impegna a migliorare la società.

I Perdenti al contrario crescono indifesi e quasi completamente dipendenti dall’ambiente in cui vivono. Non riescono ad essere indipendenti ed assumere le responsabilità. I momenti disfunzionali vissuti nell’infanzia incidono in maniera decisa sulla formazione di vita. Quando avevano i loro bisogni (di nutrizione, di affetto, di cure) hanno avuto delle mancanze ed anche le delusioni, la cattiveria subita, ed i rapporti difficili con chi gli stava vicino da piccoli, ha contribuito a renderli tali. Le esperienze disfunzionali della crescita impediscono un progresso verso l’autonomia e la realizzazione. La manipolazione di se stessi e degli altri, quindi la non autenticità, è una conseguenza indelebile di queste esperienze.

Il Perdente chiaramente non vive il presente ed è proiettato o troppo nel passato e nei ricordi, o troppo nel futuro in perenne ansia. L’ansia gli impedisce di ascoltare, ascoltarsi, osservare, annusare, godere, vivere. Quindi le percezioni sono alterate e vede se stesso ed il mondo in maniera distorta. Sono simulatori, manipolatori e perseverano nei modi di comportamento avuti nell’infanzia. Usano le maschere per farsi vedere diversi e non si esprimono autenticamente. Mantengono lo “status quo” in quanto impauriti dalle novità. L’affetto e l’amore per queste persone, è difficile da dare e da ricevere.

Tante persone secondo F.Perls recitano su diversi palcoscenici costruiti nella mente ed hanno un copione di riferimento. Secondo Perls ogni uomo ha due palcoscenici: uno privato segreto ed uno pubblico, visibile. Spesso le persone recitano in più palcoscenici parti diverse, impiegando energie e perdendo spesso di autenticità. Un copione di vita è molto simile ad un copione teatrale, da qui il nome. Il copione è un programma di vita stabilito dalla persona che ne stabilisce i parametri. Assomiglia ad un reality e tutti i giorni si recita una parte.

La partenza del copione e le sue modalità iniziano nello stato dell’io Bambino attraverso le Transazioni con i genitori. Nel tempo, il bambino impara a recitare alcune parti e ricerca chi ha ruoli complementari; da adulto il copione viene recitato nel contesto sociale in cui si vive ed è una ruota che gira e che ha come perno la famiglia ma pure le istituzioni. I copioni possono essere costruttivi o non costruttivi, spesso sono distruttivi e creano patologia.

I copioni culturali invece sono i modelli predefiniti di carattere nazionale e coinvolgono grandi gruppi. Il dramma si può ripetere per generazioni ed i temi possono essere di sofferenza, di persecuzione, di diversità, di conquista. Nel tempo chiaramente i copioni sono mutati ed oggi possiamo dire che il copione delle ultime generazioni, in occidente è sicuramente un copione rivolto alla politica economica. Mentre i copioni del terzo mondo sono quasi rimasti come lo erano tanto tempo fa. Esistono copioni sub culturali definiti dalla localizzazione geografica, dalla religione, dall’ambiente, dal sesso, dal cibo, ecc.

Tra copioni sub culturali sovente nascono conflitti: ricchi-poveri, liberali-conservatori, ebrei-cristiani, neri-bianchi. I copioni familiari rafforzano i copioni culturali ma spesso accade che sviluppino copioni unici che si tramandano di generazione in generazione attraverso i successivi stati dell’io Genitore. I copioni familiari hanno direttive chiare per ogni membro ed aspettative diverse. Quando le tradizioni non vengono seguite ed il copione viene cambiato, si nota una tendenza alla diminuzione del senso della comunità e conseguentemente un indebolimento della struttura familiare. E’ un passaggio logico e difficile verso il cambiamento. Al di la degli aspetti sociali, nella vita di ognuno, le forze più importanti per la formazione del copione, sono i messaggi che si ricevono dai genitori.

La quasi totalità delle azioni che si compiono da adulti, sono programmate da un copione che risale all’infanzia. L’autonomia per tanti è, e sarà sempre un’utopia. Quei pochi fortunati che raggiungono la consapevolezza, la creatività, l’onestà e l’amore possiamo considerarli “eletti” o per dire una parola grande, i Profeti. Ma nessuno ha intenzione di seguirli, fanno paura. Tutto il resto è manipolazione, seduzione, corruzione, falsità, finzione e così si perde il contatto con il mondo reale e non si capisce qual è veramente il motivo di vivere.

Il copione all’inizio si forma a livello non verbale, infatti i bambini come dei radar, captano messaggi su se stessi ed il proprio valore. Quando vengono trattati con amore e considerazione ricevono messaggi ben diversi da quando vengono trattati con ansietà e ostilità. I bambini che vengono toccati poco dai genitori, indifferenti e quasi ostili si definiscono Scotomizzati. Apprendono di sentirsi non-Ok e inutili. Queste prime sensazioni se non adeguatamente compensate velocemente, rimangono forse le più potenti del copione, con una inevitabile influenza futura. I genitori contribuiscono in maniera determinante al copione dei figli,hanno un copione anche loro ed a seconda dell’autenticità e dell’amore che hanno, sapranno rispettare la libertà del piccolo, amandolo accudendolo e non diranno una cosa intendendone un’altra, perché così facendo,gli faranno ancora più confusione.

I messaggi dei genitori quindi possono essere più o meno costruttivi, non produttivi o distruttivi. Alcuni genitori che hanno già instaurato questo meccanismo dentro di sé, inviano input particolarmente distruttivi i quali, agiscono nello stato dell’io Bambino come un microcip, che se attivato, costringe poi ad obbedire all’ordine, senza pensare autonomamente e sentendo di non poter far nulla contro il “destino”. I controcopioni sono messaggi che il bambino riceve negli anni successivi ai messaggi distruttivi ricevuti ma questi sono meno efficaci. Una volta che il bambino riceve i vari messaggi, sviluppa i ruoli necessari per portare a termine il proprio copione.

Quando i ruoli sono scelti, purtroppo non da lui, lo stato dell’io Bambino sceglie e manipola altre persone per formare il cast dei suoi personaggi. Perls denomina le posizioni manipolative come “topdog” e “underdog”. Topdog è la persona autoritaria e convinta di essere nella ragione. Underdog è la persona che manipola gli altri. Entrambe le posizioni sono manipolative ed a loro determinano ruoli da persecutore,salvatore e vittima. Sono ruoli “legittimi” se non vengono recitati,”illegittimi” se vengono usate le maschere.

I ruoli manipolativi sono parte dei “racket” e dei giochi che costituiscono il copione della persona. Lo scopo dei ruoli manipolativi è provocare gli altri alla reazione, al fine di rinforzare le posizioni psicologiche del bambino. Il triangolo drammatico (persecutore,vittima,salvatore) sta all’origine di ogni gioco. Quando si arriva alla consapevolezza del copione, si può decidere di cambiarlo solo se ci si assume la responsabilità.

I genitori, danno il “clima del mondo” al bambino, quindi il bambino di conseguenza vive il mondo come glielo fanno percepire. In pratica si tende ad educare i figli secondo i modelli che sono stati usati con noi. Dire “NO” nella educazione è assai importante in quanto la percezione di un bambino è quella che si preoccupa di lui. Quello che ha più problemi di solito nelle persone è il Bambino adattato e ciò viene alla luce quando si sente confuso e non riesce a pensare autonomamente. L’assenza del padre nella formazione del bimbo influenza negativamente la crescita dei figli maschi, la paura dei bambini è l’abbandono. Giocare per i bambini è di grande importanza nella determinazione della loro identità. Gli adulti che perdono la capacità di giocare, instaurano nei figli un senso di colpa quando giocano (perdita di tempo). In essi ha prevalso il bambino adattato.

Anche colui il quale ha perso la facilità di ridere si è adattato a temere la potenzialità intima che comporta ridere. I genitori sono determinanti anche per l’accettazione e l’identificazione sessuale dei propri figli. Incoraggiati e confermati o ridicolizzati o puniti, porta ad esiti diversi (sentirsi ok con il proprio corpo o non ok). Quando la collaborazione tra bambino e adulto è rivolta alla costruzione, la persona poi diviene capace di lasciarsi andare ed essere quindi più autentica. I buoni premio: ci si abitua ad ottenere dei buoni di un certo tipo (rossi,blu,bianchi,oro) che poi quando non ci sono più, si vanno a cercare con medesimi procedimenti.

La persona che ha raggiunto l’autonomia non necessita più di ricorrere a questi meccanismi. L’abbandono dei giochi avviene individuandoli, questi vengono usati per rinforzare le vecchie decisioni. Si può rifiutare di giocare o si può rifiutare di pagare i buoni premio. E’ una risposta imprevista a chi ha iniziato il gioco. Anche bloccare ogni forma di scotomia aiuta a bloccare ogni gioco. Il gioco in pratica impedisce alla persona di evolversi verso la vittoria di se stessa. Continuare convulsivamente a ripetere lo schema comportamentale disfunzionale, chiamato”la trappola dell’ariete”, rende una persona Perdente.

Si esce dalla trappola solo rafforzando l’Adulto e una modalità è il “contratto”, il quale deve essere chiaro e conciso con una mira ad un problema specifico e realistico, quindi essere comprensibile al Bambino. Ad un certo momento della vita di un Adulto, egli può comprendere che la sua situazione è complicata. “I giorni della disperazione” servono a prendere le proprie responsabilità e ripartire da se stesso.

Da un punto di vista teorico tutto ciò è ben comprensibile ed assimilabile ma nella realtà e nella messa in pratica le cose si complicano un poco. Se il “progetto”umano esistenziale fosse sano, questi testi farebbero parte di un percorso, che attraverso i mezzi di comunicazione globali, indispensabile per ogni individuo. Ci si trova invece a conoscere ed approfondire determinati concetti solo se si effettua un percorso personale.

Recensione a cura di: Gianluca Toccacieli