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Medicina Antroposofica

Definizione della medicina antroposofica, un ampliamento della medicina convenzionale, Rudolf Steiner fondatore dellíantroposofia.
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Medicina Antroposofica

La medicina antroposofica è un ampliamento della medicina convenzionale. Venne sviluppata a partire dal 1920 dal Dott. Rudolf Steiner, fondatore dell’antroposofia, in collaborazione con la Dott.ssa Ita Wegman e con altri medici. L’antroposofia inaugura un metodo conoscitivo, fondato su una propria epistemologia, che guida la ricerca delle leggi che stanno a fondamento delle manifestazioni della vita, dell’anima e dello spirito nell’uomo e nella natura. Frutto di tale ricerca è un’immagine integrata dell’uomo che permette di valutare tutti gli aspetti in cui la vita umana si realizza. Ciò rende possibile, tra l’altro, una concezione unitaria, razionale e inevitabile di fisiologia, patologia e terapia.

Il medico che orienta la sua professione in senso antroposofico si sforza di cogliere, assieme al paziente, il significato della malattia riguardo alla sua evoluzione corporea, psichica e spirituale, tenendo conto delle leggi intrinseche alla biografia dell’uomo.
Strettamente connessa alla medicina antroposofica è la pedagogia curativa, in cui ci si accosta in modo nuovo ed efficace ai problemi dei bambini bisognosi di cura dell’anima e dei portatori di handicap.

I rimedi vengono trovati prestando attenzione da un lato all’aspetto individuale dei fenomeni patologici e dall’altro alla stretta connessione evolutiva tra l’uomo e gli altri regni della natura.
Nell’ambito della medicina antroposofica sono stati elaborati dei criteri specifici per:
1. particolari processi di preparazione farmaceutica, così come sono codificati anche nella Farmacopea Omeopatica Tedesca (HAB);
2. punti di vista razionali per la somministrazione dei medicamenti per via orale, parenterale ed esterna;
3. terapia artistica sotto forma di euritmia curativa, arte della parola, musicoterapia, pittura e modellaggio, con indicazioni fornite, in collaborazione con i medici curanti, da terapisti professionalmente qualificati.

Ampliamento dell’arte medica

La medicina moderna nacque sostanzialmente nell’ultimo terzo del secolo XIX, quando il pensiero scientifico improntato al materialismo meccanicistico fece il suo ingresso anche in ambito medico. L’indagine scientifica venne da allora rivolta soprattutto all’aspetto fisico-materiale dell’uomo e della natura, dando così inizio al grandioso sviluppo della medicina degli ultimi cento anni. Il progressivo arricchimento e affinamento dei mezzi diagnostici e terapeutici rese possibili molte conquiste e innegabili benefici per la salute collettiva.

I risultati più evidenti si sono finora avuti nel campo della medicina preventiva, grazie all’effettivo miglioramento delle condizioni igieniche di molte popolazioni, e in tutti gli aspetti più propriamente tecnici della medicina: si possono citare ad esempio i grandi progressi della chirurgia in tutte le sue branche, della medicina d’urgenza, dell’anestesia e della rianimazione.
A fronte di questi innegabili progressi si parla però oggi con sempre maggiore frequenza di una crisi della medicina, crisi vista soprattutto in una crescente disumanizzazione delle strutture sanitarie se non dello stesso rapporto medico-paziente. Aumentano le cosiddette malattie iatrogene, cresce l’insofferenza verso metodi diagnostici e terapeutici sempre più invasivi e problematici, nascono nuove questioni etiche riguardo ai momenti legati alla nascita e alla morte dell’uomo.

In questa prospettiva storica va inquadrato l’approccio della medicina antroposofica, che intende ampliare l’ordinaria ricerca scientifica al di là di quanto è fisico-materiale e quindi percepibile con gli ordinari organi di senso, coinvolgendo nella sua indagine la dimensione della vita, della psiche e dello spirito dell’uomo e dell’universo.

Nell’ambito della medicina antroposofica, quindi, vengono usati tutti i metodi e gli strumenti della medicina convenzionale nella misura in cui con essi è possibile una corretta e precisa analisi della corporeità fisica dell’uomo e delle leggi fisiche proprie del mondo della natura.
L’antroposofia o scienza dello spirito applica inoltre all’indagine degli aspetti non materiali della natura e dell’uomo dei metodi che le sono propri e che si sviluppano in tappe conoscitive esattamente verificabili, fondate sulla autoeducazione e sulla disciplina interiore. L’antroposofia è infatti una via di conoscenza in grado di risvegliare nell’uomo organi di percezione per la realtà soprasensibile, allargando l’ambito delle percezioni accessibili all’uomo stesso. Lo sviluppo delle nuove facoltà percettive, chiamate da Rudolf Steiner immaginazione, ispirazione e intuizione, rende possibile una conoscenza esatta e differenziata dei vari oggetti della ricerca nei loro reciproci rapporti.

L’essenza della malattia

Anche se l’esperienza della malattia fa parte della storia personale di ogni uomo, rispondere in modo esaustivo a una domanda sull’essenza della malattia non è facile, come testimoniato dalle definizioni di “malattia” sempre diverse fornite dalle autorità che si occupano di politica sanitaria. Definire la malattia come una “deviazione statistica dalla media” o come la mancanza di uno “stato di benessere psicofisico” appare vago e comunque insoddisfacente per afferrare la concreta realtà della singola condizione patologica e per programmare un adeguato intervento terapeutico. Tuttavia cercare una risposta alla domanda “Che cos’è la malattia?” è di straordinaria importanza, perché prima o poi ogni essere umano si troverà confrontato con essa nel corso della vita terrena.

L’uomo è l’essere vivente più fragile e maggiormente soggetto ad ammalarsi. Animali e piante si ammalano con meno facilità. Anzi, un’osservazione attenta del mondo animale permette di notare una crescente predisposizione o disponibilità ad ammalarsi man mano che si risale la scala evolutiva. Gli animali superiori si ammalano più facilmente di quelli inferiori.
Particolarmente soggetti a malattie sono poi gli animali domestici, quelli che vivono a più stretto contatto con l’uomo.

Con l’aumento della possibilità della coscienza, intesa come ricchezza di vita interiore ed esplicazione di movimento autonomo, aumenta la possibilità della malattia. L’uomo, infine, è l’essere più malato dell’intero creato: non solo si ammala con facilità egli stesso, ma sparge di continuo germi di malattia attorno a sé, come ci viene fatto toccare con mano dalle problematiche ecologiche. La malattia è parte ineliminabile del destino terreno dell’uomo, è una componente essenziale della natura umana.

La malattia non può quindi venir vista soltanto come il semplice risultato di un agente patogeno esterno né può venir curata con la sola somministrazione di un rimedio dall’esterno. Malattia e guarigione coinvolgono l’uomo intero nei vari aspetti della sua esistenza e possono pertanto venir indagate solo tenendo conto di tutti questi vari aspetti, materiali e immateriali, sensibili e soprasensibili. Proprio la medicina moderna con tutte le sue problematiche manifesta in crescente misura la necessità di una ricerca scientifica ampliata in tal senso.

La realtà quadripartita dell’Uomo

I progressi raggiunti dai moderni mezzi diagnostici permettono una registrazione sempre più precisa e raffinata dei vari parametri fisiologici del corpo umano e dei loro cambiamenti nelle diverse situazioni patologiche. Tuttavia il paziente non si sente del tutto compreso dal suo medico, se quest’ultimo si limita a considerare i risultati delle analisi del sangue o delle radiografie senza tener conto della sua situazione umana personale. Il medico stesso si accorge in sempre maggiore misura dell’importanza di fattori psichici nella genesi e nel superamento delle malattie: infatti ha acquistato una crescente importanza la cosiddetta medicina psicosomatica. Più di recente si cercano di studiare in modo ancora più approfondito i sottili legami che intercorrono tra sistema nervoso centrale, sistema endocrino e sistema immunitario, scoprendo straordinarie correlazioni fra particolari stati d’animo e il decorso di certe malattie. Sono così indicate due diverse dimensioni della vita umana, dotate ciascuna di leggi particolari: la dimensione corporea e quella psichica.

Solo la dimensione corporea è accessibile all’immediata percezione sensoriale o a quella mediata dai vari strumenti diagnostici di uso comune: è la dimensione fisico-materiale, il mondo sensibile.

La dimensione psichica, differenziata in vita rappresentativa, mondo dei sentimenti e sfera degli impulsi volitivi, è a tutta prima solo una soggettiva esperienza interiore. Tuttavia le esperienze psichiche spesso si manifestano anche a livello fisico: paura e vergogna possono causare palpitazioni cardiache o rendersi evidenti con arrossamenti o pallori cutanei. Le conseguenze fisico-corporee di eventi psichici possono portare a vere e proprie malattie organiche. La dimensione psichica viene definita come il corpo astrale dell’uomo, intendendo come corpo l’insieme organico e intrinsecamente strutturato delle forze in questione.

Limitarsi a riconoscere l’importanza dell’anima come di una realtà più o meno autonoma da aggiungere a quella puramente fisico-corporea non è ancora sufficiente a fondare una completa conoscenza dell’uomo. Occorre prendere in considerazione altre due dimensioni, finora sottovalutate dall’indagine scientifica nelle loro particolarità.

Una è la dimensione della vita, con tutte le manifestazioni legate alla crescita, alla formazione di un vero e proprio organismo, alla rigenerazione della sostanza organica danneggiata o mancante, alla riproduzione dell’organismo in toto. Proprio in quest’ambito, come verrà detto più avanti, si può ritrovare la sorgente delle forze di guarigione. L’insieme delle forze vitali, in quanto è parte integrante dell’essere umano, viene definito come il corpo eterico dell’uomo. I processi biologici hanno un orientamento diverso rispetto alle leggi fisico-chimiche, come ci fanno constatare ogni giorno i problemi dell’ambiente: qualcosa può essere tecnicamente perfetto e senza difetti, ma non per questo soddisfa le esigenze del mondo vivente.

Infine l’autocoscienza e l’autocontrollo dell’uomo, la possibilità di afferrare sé stesso come un’individualità in grado di confrontarsi con il mondo sviluppando un’attività conoscitiva e agendo in modo responsabile, si fondano nel suo nucleo spirituale essenziale, nell’io.
Questa è la dimensione propriamente umana, che permette all’uomo di produrre civiltà e che gli fa percorrere la sua biografia recependo ed elaborando conoscenza.

Una considerazione puntuale e approfondita della realtà quadripartita dell’uomo in corpo fisico, corpo eterico, anima e spirito (io) permette di afferrarne la complessità strutturale e di ricavarne delle preziose indicazioni per la comprensione dei fenomeni di salute e di malattia.
Va ancora sottolineato che tale suddivisione non nasce da un’eventuale considerazione filosofica dei rapporti tra l’uomo e gli altri regni della natura. Le diverse organizzazioni sono “esperienze” per l’indagatore spirituale e si pongono quali realtà autonoma e non per via speculativa.
Solo il corpo fisico può essere percepito con gli ordinari organi di senso: le altre tre organizzazioni possono essere riconosciute, a tutta prima, solo tramite i loro effetti nell’ambito dei fenomeni sensibili.

Possiamo quindi distinguere schematicamente:

Corpo fisico (organizzazione fisica) = minerale
Corpo eterico (organizzazione della vita) = vegetale
Corpo astrale (organizzazione psichica) = animale
Organizzazione dell’io (spirito) = umano

Polarità tra forze costruttive e distruttive

Le quattro dimensioni così sommariamente indicate non vanno rappresentate come delle realtà separate l’una dall’altra, ma come delle organizzazioni di forze che si compenetrano e si influenzano reciprocamente inducendo delle profonde trasformazioni nel corso della vita. Come le esperienze psichiche si possono far valere in manifestazioni fisiche, così i processi fisici possono agire fino nella regione soggetta all’organizzazione dell’io. Ad esempio un aumento o una diminuzione improvvisa del contenuto di zucchero del sangue influenzano in modo determinante lo stato di coscienza e l’espressione della personalità individuale.

L’organizzazione psichica e l’organizzazione dell’io, creatrici di coscienza, agiscono peraltro in senso polarmente contrapposto rispetto all’organizzazione fisica ed eterica. L’anima e lo spirito possono inserirsi nel complesso della realtà individuale dell’uomo solo se viene loro fatto posto, per così dire, nell’organizzazione corporea.

“Lo spirito si manifesta nell’essere umano non sulla base dei processi metabolici costruttivi, ma sulla base dei processi distruttivi. Là dove nell’uomo deve agire lo spirito, la sostanza deve retrocedere dalla sua attività” (Steiner-Wegman).

La malattia non è un evento anomalo che colpisce l’uomo dall’esterno, ma è sempre presente al suo interno. Senza una certa quantità di “malattia” o di tendenza alla malattia l’uomo non potrebbe essere sano in senso veramente umano. La guarigione non può venir indotta semplicemente dall’esterno, ma è anch’essa una potenzialità intrinseca.

La salute è il risultato del raggiunto equilibrio fra le due forze polarmente contrapposte, sempre presenti all’interno dell’uomo: forze distruttive di malattia da un lato e forze costruttive di guarigione dall’altro lato. La salute non è uno stato finito, ma deve essere sempre di nuovo conquistata in modo diverso per ogni età della vita, per ogni giorno e per ogni ora, per ogni singolo uomo. Esistono tante forme di salute quanti sono gli esseri umani: ognuno potrebbe riconoscere la propria nel corso della vita e cercare di mantenerla.

Le forze di guarigione presenti nell’organismo umano sono proprie del suo corpo eterico e permettono di venire a capo di piccoli malesseri anche senza alcun aiuto esterno. Una piccola ferita guarisce da sé: i suoi margini ricrescono verso il centro. È all’opera una forza di crescita in grado di guarire, chiamata appunto capacità di rigenerazione, che è particolarmente sviluppata negli animali inferiori. Quanto minore è la coscienza dell’animale, tanto maggiore è la sua capacità di rigenerazione. Nel regno vegetale poi, dove non si ha più a che fare con una coscienza autonoma, la capacità di crescita e di rigenerazione appare illimitata. Invece gli animali superiori e poi l’uomo posseggono una minima capacità rigenerativa. Esiste cioè, nella scala evolutiva degli esseri viventi, una puntuale contrapposizione tra coscienza da un lato e vitalità dall’altro lato.

Nell’uomo, all’accrescimento dei processi di coscienza corrisponde fisicamente un continuo processo distruttivo. Non solo l’organo su cui si fonda gran parte della coscienza di veglia, cioè il cervello, non possiede più nelle sue cellule alcuna capacità rigenerativa, ma ogni giorno assiste alla morte irreversibile di parecchie di esse. A fondamento della coscienza umana sta un processo di distruzione, di malattia, di morte.

Molte malattie sono connesse con l’esperienza del dolore. Si tratta di un accrescimento della coscienza, anche se in una forma disarmonica che non si inserisce nelle altre condizioni di vita. Diventa dolente, e quindi cosciente, qualcosa di cui prima non si aveva alcuna esperienza. Il mal di stomaco rende coscienti di una regione dell’organismo in cui i processi biologici hanno luogo in modo sano con esclusione della coscienza. La formazione di un’ulcera in tale ambito è l’immagine concreta del modo in cui una forza creatrice di coscienza ha agito distruggendo la sostanza corporea.

La tripartizione funzionale

Quanto detto finora rappresenta peraltro solo un aspetto della realtà quadripartita dell’uomo. Infatti tale complessità strutturale si manifesta poi nella sua dinamica morfologica e funzionale come:
- Sistema neuro-sensoriale, che sta a fondamento del pensare;
- Sistema ritmico (principalmente sistema respiratorio e sistema cardio-circolatorio), che sta a fondamento del sentire;
- Sistema del ricambio e delle membra (principalmente ricambio energetico e apparato locomotore), che sta a fondamento del volere.
La concezione antroposofica considera le qualità psichiche come pervadenti l’uomo intero e non solo il sistema nervoso. La tripartizione delle funzioni psichiche e di quelle organiche ad esse correlate, frutto di una trentennale attività di ricerca spirituale da parte di Rudolf Steiner, si esplica nella totalità dell’organismo, nei sistemi organici, negli organi, nei tessuti e nelle cellule in senso sia morfologico sia funzionale e subisce delle modifiche con l’età dell’individuo.

Si possono così riconoscere, ad esempio, anche altre possibili sorgenti di malattie, nella misura in cui processi di crescita e di rigenerazione propri del sistema del ricambio non vengono sufficientemente tenuti a freno dai processi distruttivi propri del sistema neuro-sensoriale. Si può creare una situazione di squilibrio per cui la malattia nasce paradossalmente da un eccesso di forze di crescita, di forze costruttive. Non si avrà in tal caso un innalzamento dello stato di coscienza come nell’esperienza del dolore, ma piuttosto un abbassamento dello stesso fino ad arrivare a un ottundimento della coscienza stessa. Ciò si verifica nelle malattie infiammatorie acute, specialmente in quelle febbrili, là dove si assiste a un’imponente accelerazione dei processi del ricambio nel tentativo di dominare e di “assimilare” una qualità estranea introdottasi nell’organismo attraverso un’infezione o un trauma.

La tripartizione funzionale dell’organismo umano permette una considerazione unitaria e razionale delle svariate forme di patologie organiche e psichiche, riconoscendone spesso il carattere di unilaterale deviazione o il predominio dell’uno o dell’altro dei due principi morfo-funzionali polarmente contrapposti.

Fra le due polarità del sistema neuro-sensoriale da un lato e del sistema del ricambio e delle membra dall’altro lato esercita una funzione centrale equilibratrice il sistema ritmico. È il sistema ritmico a creare salute all’interno dell’uomo.

Per eccesso delle forze proprie del sistema neuro-sensoriale possono nascere le malattie degenerative, le malattie fredde, che portano ad eccesso di forma e all’irrigidimento e indurimento dell’organismo in toto o di una sua parte. Esempi significativi sono le malattie degenerative articolari, le varie patologie sclerotiche e anche le malattie tumorali.
Per eccesso delle forze proprie del sistema del ricambio e delle membra possono aversi le malattie calde, le malattie febbrili, come possono essere le malattie infiammatorie in genere.
La comprensione del carattere polarmente contrapposto delle fondamentali disposizioni di malattia permette anche una visione unitaria del necessario intervento terapeutico, il cui scopo sarà quello di ricreare il giusto equilibrio, sempre fortemente individualizzato, tra i vari rapporti di forze, spesso facendo appello al sistema ritmico.

Anche le malattie psichiatriche vengono viste e considerate sulla base di tali corrispondenze, nella misura in cui è possibile riconoscere particolari disturbi del fine metabolismo di singoli distretti organici che si riflettono in alterazioni della vita psichica. Molto spesso quindi vengono trattate anche nei loro aspetti somatici.

La biografia individuale

Un motivo centrale della medicina antroposofica è l’attenzione all’aspetto biografico del decorso delle singole malattie. Essa si sforza di riconoscere e di far comprendere il senso delle malattie e dei loro sintomi ai fini dell’evoluzione somatica, psichica e spirituale, tenendo conto delle leggi che regolano il corso della vita terrena dell’uomo. Sotto quest’aspetto vengono anche ricercate le opportune misure terapeutiche. Certe malattie infatti, se trattate in modo adeguato, possono avere un effetto positivo per l’evoluzione biografica.

Un esempio caratteristico è quello delle malattie esantematiche dell’infanzia, il cui superamento permette di “rimodellare” la corporeità ricevuta alla nascita, che proviene dall’asse ereditario dei due genitori e spesso può essere poco confacente ai compiti di destino della singola individualità. La guarigione da tali malattie è connessa infatti con un cambiamento della personalità del bambino e con l’acquisizione di nuove capacità fisiche e psichiche. Recenti studi epidemiologici paiono anche confermare l’esistenza di una precisa correlazione tra la mancata esperienza delle malattie esantematiche, tipicamente infiammatorie, nell’età infantile e la comparsa di tumori nell’età adulta.

Il problema del senso delle malattie va comunque inquadrato, secondo le indicazioni dell’antroposofia, nell’arco di un destino che abbraccia ripetute vite terrene: occorre tenere in considerazione, però, non solo il singolo individuo, ma anche le varie comunità più o meno grandi in cui il singolo individuo si trova a vivere l’esperienza terrena.
Come esiste una storia individuale, così si parla anche di storia dell’umanità e di storia delle malattie, della loro comparsa e della loro scomparsa in periodi di tempo anche relativamente brevi. Le ragioni più profonde di tali avvenimenti sono accessibili a chi sia in grado di leggere nella storia spirituale dell’umanità.

L’approccio terapeutico

Per passare dalla patologia alla terapia si tratta sempre di appurare concretamente in che modo interagiscono, nella persona ammalata, i suddetti sistemi organici funzionali (nel senso della quadripartizione e della tripartizione) e in che modo si possa arrivare a una guarigione del paziente, se con un rimedio tratto dagli altri regni della natura o piuttosto con un’attività eseguita dal paziente stesso. Fondamento essenziale per tale ricerca è la conoscenza delle corrispondenze dell’uomo con i regni della natura e con le attività da lui stesso esercitate.

L’indagine antroposofica permette di studiare con esattezza tali corrispondenze e di verificarne la reale portata: esse si fondano, nel primo caso, sul lungo cammino evolutivo percorso dall’uomo stesso e dagli altri regni della natura. In un lontano periodo dell’evoluzione cosmica, ad esempio, quando vennero posti i fondamenti spirituali per la creazione degli organi interni dell’uomo, nacquero contemporaneamente gli abbozzi spirituali di determinate specie vegetali. La virtù terapeutica di una pianta medicinale deriva dalla sua affinità spirituale genetica con un organo interno dell’uomo.

Da questo punto di vista la somministrazione di un medicamento acquista una dignità e un valore che trascendono il caso singolo, permettendo di riunire quanto si era una volta separato nel corso dell’evoluzione. L’uomo viene posto di nuovo all’inizio della creazione.

I medicinali antroposofici

I farmaci utilizzati nell’indirizzo terapeutico antroposofico rappresentano un ampliamento e un rinnovamento delle usuali tecniche di preparazione farmaceutica. Da un lato, ad esempio, oltre alla classica tecnica omeopatica delle diluizioni successive vengono usate nuove tecniche di dinamizzazione: una di esse, del tutto caratteristica, che riguarda certi sali metallici, è quella di far compiere le successive diluizioni da successivi cicli biologici di certe piante, che vengono usate come “eccipienti viventi”. Si ottengono in tal modo i cosiddetti metalli vegetabilizzati.

Dall’altro lato le lavorazioni che stanno a monte del processo di dinamizzazione vengono inserite in uno specifico rapporto con determinati processi dell’organismo sano e malato. Queste lavorazioni non sono quindi viste solo in funzione tecnica (come ad es. l’uso differente del calore in funzione della solubilità di certe componenti), ma in funzione di una precisa esigenza terapeutica nel senso suddetto.
Alcuni esempi di tali lavorazioni:
- l’uso differenziato del calore nelle sue varie forme, dalla “digestio” fino all’incenerimento;
- la formazione di specchi metallici;
- tutta una serie di estrazioni termo-ritmiche per l’ottenimento di tinture vegetali analcoliche;
- l’allestimento di preparati “sintetici” sul modello di diverse piante medicinali partendo da sostanze minerali inorganiche;
- le varie combinazioni a livello chimico e fisico di diverse sostanze così da creare nuove combinazioni di partenza.

In assenza di un’apposita Farmacopea Antroposofica, che pur tuttavia è in corso di studio, tali nuove tecniche sono state in gran parte recepite dalla Farmacopea Omeopatica Tedesca e dalla Farmacopea Omeopatica Britannica.

Altre peculiarità risultano in modo evidente da alcune specifiche modalità di somministrazione dei farmaci. L’indirizzo terapeutico antroposofico prevede, ad esempio, un uso molto differenziato dei vari gradi di diluizione (dinamizzazione) delle componenti farmacologicamente attive, tale da richiederne la piena disponibilità fin dalle più basse potenze o dalle stesse tinture madri o comunque dalle combinazioni di partenza.

Inoltre nell’indirizzo terapeutico antroposofico vengono utilizzate le diverse forme farmaceutiche per via orale, per via parenterale, per via esterna, secondo specifici criteri legati sostanzialmente alla tripartizione funzionale dell’organismo umano.

L’euritmia curativa

L’euritmia curativa è una terapia di movimento, nata come particolare sviluppo dell’arte dell’euritmia. Nell’euritmia viene data espressione artistica, mediante movimenti dell’uomo intero, alle leggi interiori proprie del linguaggio e dei suoni musicali. Nell’euritmia curativa questi movimenti vengono modificati in modo da agire su colui che li esegue e da attivare le forze che stanno a fondamento della formazione e del funzionamento dell’organismo.
L’euritmia curativa è una forma di terapia che integra il trattamento medico. Viene usata soprattutto per le malattie degli organi interni, dell’apparato locomotore, per i disturbi della vista, dell’udito e del linguaggio.

Il medico curante prescrive gli esercizi di euritmia curativa in base alla diagnosi che è stato in grado di formulare: l’esecuzione degli esercizi è in genere affidata a terapisti appositamente qualificati che hanno frequentato dei corsi di formazione di durata quinquennale.
Si è mostrata particolarmente efficace nel favorire lo sviluppo dei bambini handicappati.
Decisiva per il risultato del trattamento non è solo la modalità con cui i singoli movimenti vengono eseguiti, ma anche e soprattutto l’intensità con cui il paziente si sforza di eseguirli correttamente. Si tratta infatti di una forma di terapia che fa grande appello all’attività propria del paziente, coinvolgendolo maggiormente nel processo terapeutico e cercando di mobilizzarne le forze di guarigione interne.

La terapia artistica

Lo studio accurato degli effetti delle varie attività artistiche sulla sfera vitale (corpo eterico) e psichica (corpo astrale) dell’uomo ha permesso di inaugurare una terapia artistica in senso antroposofico.
Ogni arte può essere utilizzata in senso terapeutico nella misura in cui ne vengono verificate le intrinseche connessioni con i processi fisiologici e patologici dell’uomo. Sono state finora esplorate le possibilità offerte dal disegno, dalla pittura, dalla scultura, dalla musica, dall’arte della parola e da alcune attività artigianali.

La malattia incatena a livello organico delle forze psichiche che possono venir liberate e indirizzate verso un’altra direzione. La terapia artistica si è mostrata particolarmente efficace nel ricondurre sotto il dominio dell’individualità le nuove forze che compaiono nel corso del processo di guarigione: si può arrivare all’acquisizione di nuove capacità senza che la malattia perda il suo senso più profondo. È essenziale stimolare la ricerca autonoma nell’ambito artistico: così vengono risvegliate, assieme alla volontà di guarire, anche delle forze creative finora rimaste nascoste. Viene dato in tal modo un considerevole aiuto al processo di guarigione nel suo complesso.

In musicoterapia, ad esempio, si va oltre la semplice esecuzione o l’ascolto di brani musicali: le intrinseche proprietà degli intervalli, delle singole note e degli altri elementi della musica vengono configurate secondo una modalità ben precisa che deve corrispondere al quadro patologico del singolo paziente. Così l’ascolto, l’esecuzione che si avvale spesso di particolari strumenti, il canto e finanche il movimento corporeo possono venir utilizzati in modo differenziato.

Il massaggio ritmico e la balneoterapia

La massoterapia ha subito un rinnovamento grazie all’antroposofia. La conoscenza della tripartizione funzionale dell’organismo umano e delle correnti dell’organizzazione della vita (corpo eterico) costituiscono il fondamento del massaggio ritmico secondo la Dott.ssa Ita Wegman.
Le forze distruttive del sistema neuro-sensoriale devono continuamente giungere a un equilibrio ritmico con i processi costruttivi del ricambio affinché si crei il presupposto per lo stato di salute dell’uomo. La malattia nasce ogni volta dal predominio irregolare di una delle due polarità.
Il massaggio ritmico configura di conseguenza la qualità delle prese e la loro localizzazione in modo del tutto originale. Non è solo una tecnica nuova, ma può suscitare nel massaggiatore un’autonoma comprensione per ogni singola situazione patologica e quindi un’azione creativa secondo le leggi proprie delle varie componenti della realtà dell’uomo.
Anche la balneoterapia ha acquistato una notevole importanza nell’indirizzo terapeutico antroposofico, accanto a tutte le numerose forme di applicazione dei rimedi per via esterna. Si sono così potute elaborare delle nuove applicazioni, tenendo conto non solo delle qualità delle sostanze medicamentose disperse nell’acqua, ma anche dei movimenti che possono venire impressi all’acqua stessa.

La pedagogia curativa

Nella pedagogia curativa in senso antroposofico sono le stesse misure educative ad essere comprese ed applicate come processi terapeutici.

La formazione dell’educatore tende a sviluppare nel suo animo quel sentimento di amorevole comprensione necessario affinché l’individualità spirituale del bambino handicappato possa venir accompagnata nel suo cammino terreno, teso a configurare un destino corrispondente alla dignità dell’essere umano. Punto di partenza per ogni iniziativa in tal senso, al di là di ogni impedimento, è l’incontro “comprensivo” con l’individualità del bambino in questione, che nel suo nucleo spirituale è comunque sempre sana. L’educatore diventa compartecipe attivo di tale processo nella misura in cui tiene conto degli individuali impulsi di vita e ne favorisce la più piena esplicazione.

Le misure terapeutiche che vengono applicate corrispondono ai principi della pedagogia steineriana e vengono adattate all’individualità del bambino “bisognoso di cura dell’anima”, come viene anche chiamato il bambino handicappato. Lo scopo di tali misure medico-pedagogiche è quello di favorire nel loro sviluppo le forze animico-spirituali impedite nella loro esplicazione da deformità varie, da disturbi o ritardi dovuti a malattie o all’ambiente sociale. La sicurezza che ogni sforzo in tal senso porterà i suoi frutti anche in situazioni apparentemente incurabili, sia pure in una futura vita terrena, dà all’educatore la forza interiore necessaria per lavorare ogni giorno con entusiasmo con i bambini affidati alle sue cure.
I giovani vengono poi accostati, in laboratori appositamente attrezzati, al mondo del lavoro secondo le loro possibilità.

Nel caso in cui il completo inserimento degli individui adulti nell’ordinaria struttura sociale risulti impossibile, vengono spesso creati dei villaggi-comunità in cui essi possano, col tempo, diventare dei validi e responsabili collaboratori.

La medicina antroposofica in Europa

Il movimento medico antroposofico ha conosciuto una continua espansione a partire dal 1920 soprattutto nell’ambito di cultura mitteleuropeo, nonostante il grave ostacolo iniziale costituito dal dominio nazionalsocialista in Germania. Oggi gruppi più o meno numerosi di medici antroposofi sono presenti in tutti i paesi europei.

La letteratura medica antroposofica comprende un centinaio di titoli. Riviste mediche pubblicate in lingua tedesca, francese, inglese e portoghese riportano lavori inerenti i diversi campi specialistici della medicina e della farmacologia.

Nel corso degli anni sono stati fondati in diversi paesi europei cliniche e ospedali anche di grosse dimensioni, in cui sono presenti i reparti delle varie specialità mediche e chirurgiche. In Germania e in Olanda tali ospedali sono integrati nelle strutture sanitarie pubbliche, perché in quei paesi è ufficialmente riconosciuto il pluralismo in medicina con i particolari indirizzi terapeutici.
Presso l’Ufficio Federale Tedesco della Sanità Pubblica è stata istituita nel 1978 un’apposita commissione di valutazione e di autorizzazione che si occupa dell’efficacia e della sicurezza dei medicinali adoperati nell’indirizzo medico antroposofico.

Le norme di fabbricazione di questi medicinali, nell’attesa dell’allestimento di una apposita farmacopea, sono contenute nella Farmacopea Omeopatica Tedesca e nella Farmacopea Omeo-patica Britannica e vengono uniformemente osservate nell’Europa intera da tutte le ditte produttrici antroposofiche.

Particolare sviluppo ha avuto non solo nei paesi mitteleuropei, ma anche e soprattutto nei paesi anglosassoni, la pedagogia curativa orientata secondo l’antroposofia. Esempio famoso è il movimento Camphill.

Centro del movimento medico antroposofico è la Sezione di Medicina della Libera Università di Scienza dello Spirito con sede presso il Goetheanum di Dornach (Svizzera), che provvede al perfezionamento post-laurea dei medici, alla formazione del personale paramedico e che coordina le attività di studio e di ricerca.

I medici antroposofi sono riuniti nei singoli paesi in associazioni mediche. Esse provvedono ai corsi di perfezionamento, sono garanti per la qualificazione professionale dei propri iscritti e ne curano gli interessi legali. Organo di coordinazione delle singole associazioni mediche in campo legale è la Federazione Internazionale delle Associazioni Mediche Antroposofiche (IVAA), che cura i rapporti con gli organismi dell’Unione Europea, del Consiglio d’Europa e della Organizzazione Mondiale della Sanità.

Testi di: Società Italiana di Medicina Antroposofica, SIMA